Un’esperienza tra laghi, pascoli e mirtilli
È una splendida giornata di sole. Si parte alle 7, con tanto entusiasmo e tanta voglia di conoscere finalmente il mitico Maniva.
Sono in ottima compagnia: con me ci sono un super esperto della montagna, che conosce molto bene luoghi e sentieri, e sua moglie, un’attiva ed esperta camminatrice. Io, invece, sono una principiante, un po’ ansiosa e poco allenata.

La nostra prima tappa è Bagolino, dove ci fermiamo per acquistare del freschissimo e squisito pane e un dolce appena sfornato.


Ci troviamo poi tra le contrade del paese, osservando le vie addobbate per l’annuale torneo che vede sfidarsi le contrade Cavril e Osna. Tornano alla mente alcuni ricordi del passato, quando mio marito arbitrava le partite di calcio tra le varie squadre delle contrade. La competizione era molto sentita, ma, una volta terminato il torneo, tutti tornavano a essere grandi amici e condividevano insieme le glorie e la cena.

Arriviamo quindi al luogo di partenza dell’escursione, dove lasciamo l’auto e iniziamo il cammino verso le 8.45, armati di bastoncini da trekking e con lo zaino in spalla, provvisto di viveri e acqua di scorta.

Mi aspettavo una ricca e folta vegetazione di alberi ad alto fusto e sentieri ombreggiati. Invece, trovandoci a circa 2.000 metri di quota, noto che il paesaggio è caratterizzato soprattutto da pascoli ed erba, con soltanto qualche sporadico cespuglio rinsecchito.



Il sentiero alterna lievi dislivelli a tratti più faticosi, soprattutto per me, non essendo abituata a camminare tra pietre e gradini di roccia. In altri punti, invece, il percorso diventa più tranquillo e piacevole.

Lo spettacolo è molto suggestivo, soprattutto durante la camminata in cresta. Guardando più in basso, sulla nostra destra, scorgiamo un magnifico laghetto che, dopo essere apparso quasi cupo nelle prime ore del mattino, con il sole ormai alto si trasforma e risplende di colori vivaci.

Sempre dall’alto riusciamo a scorgere il Bivacco Grazzini, la prima meta da raggiungere, e in men che non si dica arriviamo. Il bivacco è molto accogliente e attrezzato per le necessità essenziali di un viandante che volesse fermarsi a sostare.




Riprendiamo il cammino attraverso i pascoli, dove incontriamo alcuni ricoveri per animali. Ci addentriamo poi tra boschetti di mirtilli e lamponi, seguendo il tracciato accuratamente segnalato, qui è il luogo ideale per una vera scorpacciata di questi frutti dal sapore intenso e dolce. So che a volte rallento il cammino, ma la tentazione è troppo forte e penso tra me e me: chissà quando mi potrà ricapitare un’occasione simile!


Attraversando un sentiero poco evidente, risaliamo una valletta erbosa cosparsa di cespugli di rododendro sfiorito, questa variazione di itinerario ci ha permesso di accorciare il giro puntando direttamente all’estuario del lago.

Questo si presenta con tutta la sua naturale forma e ampiezza. I laghi visti dall’alto parevano semplicemente pozze d’acqua e invece da vicino ci coinvolgono e ci stimolano per un rinfrescante bagno, almeno per i più coraggiosi!

Segue un pranzo frugale, accompagnato dai piacevoli commenti dei pescatori di trote distribuiti lungo le rive del lago.


Finalmente riprendiamo la via del ritorno, attraversando inizialmente un tratto pianeggiante. Mi meraviglio di quanta strada abbia già percorso e, soprattutto, del fatto di non aver pesato sull’andatura dei miei compagni di viaggio.


Risaliamo lentamente tutti insieme l’ultima parte del percorso, fino a chiudere l’anello che ci eravamo proposti di compiere. Arrivati alle auto, scendiamo verso Bagolino per una sosta ristoratrice alla pineta.

Questo luogo non lo riconoscevo più. Lo avevo visto tanti anni fa, quando era caratterizzato da tanti alberi e appariva piuttosto cupo a causa della fitta vegetazione. Ora mi sembra più accogliente e aperto, con meno alberi ma più spazio per i bambini e un punto di ristoro per le persone.
Andiamo poi a rinfrescarci nelle fresche acque del torrente Caffaro. Anche qui non manca una piacevole improvvisata: qualcuno si concede un tuffo, mentre io preferisco immergere i piedi nell’acqua, lasciandoli a mollo per alleviare i “traumi” del cammino.
E infine ci rinfocilliamo con uno squisito gelato al caffè.


Per me questa esperienza rimarrà sempre un ricordo speciale. La vivrò con stupore, sia per i luoghi che ho scoperto e vissuto, sia per essermi meravigliata delle mie stesse capacità.
Perché, alla fine, la cosa che mi ha sorpresa di più è stata proprio questa: sono tornata a casa sentendomi meglio di quando ero partita.
Per una scheda tecnica più approfondita del percorso qui il link

Chi siamo?
Giacomina ed Elena, appassionate delle nostre montagne bresciane
Cosa facciamo?
“Oltre a praticarle, selezioniamo e proponiamo itinerari escursionistici, classici e inediti, per valorizzarne il territorio e promuoverne una fruizione consapevole.”

Ciao. E’ molto suggestivo leggere cio’ che e’ stato vissuto in prima persona. Rivedere paesaggi, e noi… pare di rivivere l’escursione. Grazie x la bella esperienza!
Sono molto contento che ti sia piaciuta l’esperienza che abbiamo condiviso,alla prossima.