Il Lago d’Aviolo sorge in alta Valle Camonica, poco distante da Vezza d’Oglio, custodito nella laterale Val Paghera che si apre sulla sinistra orografica della valle principale. Il paesaggio si sviluppa a gradoni tra tratti pianeggianti e balze più ripide, avvolto da una fitta vegetazione di abeti e coronato da montagne imponenti dai ridotti ma suggestivi ghiacciai. Le sue acque verde smeraldo, incastonate in un habitat selvaggio e bordate da macereti di roccia granitica, ricordano per atmosfera i grandi laghi canadesi. Lo si raggiunge dal fondovalle con una salita di circa un’ora e mezza, non lineare ma scandita da gradoni che rendono il cammino vario e mai monotono, fino al rifugio che accoglie con le specialità culinarie del territorio. Un contesto idilliaco di acqua, terra e aria pura che non lascia indifferenti.

Il nostro itinerario comincia in fondo alla Val Paghera, nei pressi del Rifugio Cascata, sulla sinistra. Qui c’è un parcheggio, oppure si può salire ancora un po’ fino al punto in cui parte il sentiero. Ad accoglierci troviamo la segnaletica, che indica diversi itinerari da fare nei dintorni.



Da qui imbocchiamo lo stretto sentiero a gradoni, ben sistemati anche per trasferire il bestiame nel pascolo superiore. Il sentiero s’inerpica in un folto bosco di conifere e sale in modo costante. In alcuni tratti troviamo qualche staffa e una catena, che rendono il passaggio più comodo, soprattutto quando pioggia o ghiaccio rendono tutto più scivoloso.

Il tracciato a gradoni e pietre è davvero suggestivo: si incunea in un canalone e si porta verso le balze all’altezza del Lago Aviolo (1940 m). Lungo la salita si vedono anche alcune graziose cascatelle, che si formano sui salti di roccia.



Nei tratti più pianeggianti ne approfittiamo per prendere un po’ di respiro, poi continuiamo e superiamo alcune lunghe rampe di gradini. Arriviamo così a un praticello dove un tempo fu costruita una galleria, che serviva a prelevare l’acqua del lago e a incanalarla in una centrale idroelettrica più a valle. Oggi il lago, che è semiartificiale, porta l’acqua direttamente a una centrale più moderna, sempre tramite galleria.


Poco più su, dopo alcuni camminamenti su passerella, ecco il Rifugio Sandro Occhi (1920 m): un comodo appoggio per chi vuole fermarsi a dormire e affrontare percorsi più impegnativi, o semplicemente assaggiare i piatti tipici della zona.



Noi facciamo due passi oltre il rifugio, in direzione del lago e oltre, fino all’Osservatorio Faunistico, che si trova quasi in fondo alla valle. Il sentiero è più semplice del precedente e per nulla faticoso. Da qui in poi è un piacere camminare sulle passerelle sospese a pelo d’acqua, che attraversano la palude formata dal torrente quando esce dall’alveo principale, in mezzo alla piana che porta all’osservatorio.




L’osservatorio è stato ricavato da un’antica malga. Tutto intorno c’è uno steccato e un paio di tavoli in legno, dove ci concediamo un breve spuntino. A metà settembre, quando siamo andati noi, non si può visitare all’interno, ma resta comunque una tappa consigliata per chi vuole organizzare una gita culturale.

Da qui si può proseguire per il sentiero che sale verso il Passo Gallinera: serve circa un’ora in più di cammino. Lassù si trova il Bivacco Valerio Festa, un punto d’appoggio per chi vuole fare il giro del Monte Aviolo o salire direttamente lungo la cresta fino in vetta.



Noi invece restiamo nella valle e torniamo indietro dall’altra parte del torrente, tra sabbie finissime e pochi larici e abeti che circondano la piana prima del lago. I sentieri si ricongiungono vicino all’immissario, dove tanti visitatori si sdraiano a riposare e a godersi la giornata luminosa. Superato un ponticello, riprendiamo il sentiero che costeggia l’unico lato percorribile del lago e torniamo verso il rifugio. Qui i passanti si fermano volentieri a gustare i piatti preparati dal custode, e c’è anche un chiosco-bar all’aperto.



Ora ci aspetta il rientro, che è piuttosto impegnativo: la strada faticosa fatta in salita ci aspetta anche in discesa, e forse ci mette ancora più alla prova, sia per la stanchezza accumulata sia perché le ginocchia, in discesa, si fanno sentire!


Per una scheda tecnica più approfondita del percorso qui il link

Chi siamo?
Alfredo ed Elena, appassionati delle montagne bresciane
Cosa facciamo?
“Oltre a praticarle, selezioniamo e proponiamo itinerari escursionistici, classici e inediti, per valorizzarne il territorio e promuoverne una fruizione consapevole.”
